Ricceri - La Storia

DITTA FERDINANDO RICCERI & F. di L. RICCERI - FOLLONICA (GR) 
(dall'archivio di Giuseppe Croce ) 

Dal volume "Breve storia delle lampade da minatore" dalla pietra focaia alle moderne lampade elettriche. Autore Giuseppe Croce - luglio 2006

 

 

 

La storia della Ditta Ricceri, rinomato marchio italiano di lampade ad acetilene, ha inizio con Ferdinando Ricceri. Nato a Boccheggiano (GR) nel 1896 iniziò a lavorare nella  miniera  all’età di 11 anni per necessità familiari, essendo rimasto orfano di padre.

 

Reduce della Grande Guerra, aprì nel 1918, all’età di 22 anni, una rudimentale officina per la fabbricazione di lampade a carburo, che furono  impiegate nella vicina miniera di Boccheggiano.

 

 

 

Ferdinando Ricceri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una delle prime lampade

a carburo costruite  nella

officina di Boccheggiano,

marcata 8603 Ricceri Boccheggiano

 

 

L’attività progredì, tanto che nel 1925 decise di trasferirsi a Follonica dove costruì, con i fratelli, una nuova e più attrezzata officina in Via Mazzini, dotandola di una  grande pressa Kircheis AUE  di fabbricazione tedesca.

 

Tale pressa, prima in Italia tra i produttori di lampade a carburo, serviva per l’imbutitura e la tranciatura delle lamiere a freddo, cioè consentiva lo stampo in un solo blocco, in lamiera di 2 mm.


In quel tempo  il sistema corrente per creare i contenitori della lampada era la chiodatura o la saldatura di lamierino calandrato e i vantaggi acquisiti con la pressa Kircheis furono evidenti.

 

 

La pressa Kircheis AUE

 

 

In questo periodo venne costituita la Ditta Fratelli Ricceri di Follonica (Grosseto), che tale rimase fino alla morte di Ferdinando, avvenuta nel 1964.

 

In seguito a questo evento la ragione sociale si trasformò in Ditta Ferdinando Ricceri & F. di L. Ricceri e la conduzione fu assunta dal figlio Lido, il quale ne proseguì l’attività rimanendo nel contempo l’unico produttore italiano di lampade ad acetilene.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il marchio

 


Nel corso degli anni molte sono state le soluzioni adottate per rendere più pratiche e sicure le lampade a carburo. La più importante è stata  la chiusura a baionetta della lampada, cioè un sistema brevettato di unione  tra il  serbatoio dell’acqua e quello del carburo.

 

 

 

 

Chiusura a baionetta,

brevettata da Ricceri

 

 


Interessanti anche il particolare dell’attacco a snodo  del manico di sostegno delle lampada, il regolatore dell’acqua a forma di rosetta a sei petali e l’arco del manico a piegatura quadrata, che distinguono le lampade di loro produzione.

 

 

 

 

 

 

 

 


Le lampade sono state stampate in lamiera d’acciaio pesante, interamente verniciate o stagnate  o in lamiera di ottone per geometri e con accessori in ottone tornito.

 

 

 

Lampade in ottone e in acciaio verniciato, prodotte dalla Ditta Ricceri di Follonica (GR)


 

 

Prodotti costruiti per durare a lungo.

L’attività raggiunse il massimo splendore nel 1940, con 40 operai alle dipendenze.

 

 

La Ditta Ricceri è stata apprezzata in tutto il mondo minerario, specialmente in Germania, per la buona qualità delle lampade.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Minatori con lampade Ricceri

 


La Ditta ha cessato l’attività nel 1989 con la scomparsa improvvisa di Lido Ricceri all’età di 68 anni, avvenuta quando ormai anche nelle miniere si stava diffondendo l’illuminazione con lampade elettriche a batteria che fecero segnare un veloce e inesorabile declino delle lampade ad acetilene anche per l’uso domestico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lido Ricceri

 


Qua sotto due pagine del catalogo della Ditta Ferdinando Ricceri & F. di Lido Ricceri, dell’anno 1965


 

 

Lampada ad acetilene Ricceria fiamma protetta. (n. 25 del catalogo del 1965)

 


Una lampada ad acetilene (n. 1 a del catalogo del 1965)


Lampada ad acetilene della Ditta Ricceri.

Nel catalogo del 1935 è presentata con il n. 4

 

 

 

 

 

 

e  questa con il  n. 1

 



Le lampade ad acetilene Ricceri oggi sono oggetto di collezione da parte di appassionati di storia mineraria: un segno di riconoscimento verso la  Famiglia Ricceri per quanto ha fatto per l’illuminazione nelle miniere italiane ed estere.

 

 

 

 

Minatori siciliani dotati di lampade

a carburo prodotte dalla Ditta Ricceri.

 

 

 

L’autore ringrazia la consorte di Lido Ricceri, Signora Wally Scafi, che gli ha permesso, con la sua collaborazione, di ricostruire la storia della Famiglia Ricceri.

Ci ricorda anche che la pressa Kircheis AUE è stata donata dalla famiglia al Museo ex  ILVA di Follonica, dove è visitabile.

 

 

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